Arturo Benedetti Michelangeli interpreta
Rachmaninof: Concerto per pianoforte n.4 in sol minore
Ravel: Concerto per pianoforte il sol maggiore
Arturo Benedetti Michelangeli interpreta
Rachmaninof: Concerto per pianoforte n.4 in sol minore
Ravel: Concerto per pianoforte il sol maggiore
Orchestra sinfonica di Torino della radiotelevisione italiana
Direttore Peter Maag
1 allegro non troppo
2 allegro appassionato
3 andante
4 allegretto grazioso
Scarica qui il concerto di Brahms
Johannes Brahms (Amburgo, 7 maggio 1833 – Vienna, 3 aprile 1897) è stato un compositore, pianista e direttore d’orchestra tedesco. Il critico musicale Eduard Hanslick, contemporaneo del compositore, indicò in Brahms l’antagonista della “musica avvenieristica” wagneriana, ascrivibile a quel filone romantico (al quale appartenevano anche Liszt e Berlioz) che intendeva trasferire nell’opera musicale i tratti letterari e collocava il fatto musicale all’interno di un programma che, affermando l’emancipazione rispetto al rigido impianto formale classico, ricercava una maggiore libertà espressiva.[1]
Il secondo romanticismo musicale tedesco, turbato dal titanismo estremo di Richard Wagner, è invece attraversato da profonda intimità in Brahms, nel quale la severa continuità con la tradizione classica si armonizza con il ricorso ad accenti romantici. La musica brahmsiana, orientata a un vivido sinfonismo e segnata dal sistematico spirito di rivisitazione della struttura compositiva, meditata e sofferta, si accompagna a una tendenza a prediligere la spontaneità dei tratti della musica popolare viennese e ungherese. La trama musicale, adagiata nello spirito di riflessione e ripiegamento, esprime un senso di affettiva profondità e di dolcezza poetica (soprattutto nell’ultima produzione pianistica e sinfonica).[2]
In realtà fu la critica a fare di Brahms un epigono del classicismo, contrapposto a Wagner. Il suo rifiuto dell'”avvenierismo” wagneriano e l’estraneità al teatro musicale ne fecero un esponente di un filone in controtendenza rispetto alle avanguardie. Dal punto di vista della tecnica musicale Bramhs fu tuttavia moderno allo stesso modo dei moderni suoi presunti “concorrenti”. Nella fusione delle tecniche e nella ripetizione di generi il musicista amburghese esprimeva la propria anima decandente, rivolta alla reinterpretazione del passato, ma in forme diverse e innovative
Klarinettenquintett A dur KV581
Lato a :
Quintet avec Clarinette en si beml majeur op.34
Allegro
Fantasia (adagio)
Menuetto capriccioso (presto)
Rondò (allegro giocoso)
Guy Dangain clarinette
Trio a cordes de Paris, serge Hurel 2° violon
Introduction, Theme et Variations pour Clarinette et Quatuor a Cordes
Adagio
Allegretto
6 variations
Allegro assai
Grand duo concertant pour clarinette et paino en si beml majeur op.48
Allegro con fuoco
Andante con moto
Rondò allegro
Guy Dangain clarinette
Scarica qui Il cavaliere della rosa di R.Strauss
Il cavaliere della rosa (Der Rosenkavalier), commedia per musica in tre atti, è un’opera lirica in lingua tedesca che venne eseguita la prima volta il 26 gennaio 1911 alla Semperoper di Dresda (allora chiamata Königliches Opernhaus). La musica è del compositore tedesco Richard Strauss (op.58), il libretto dello scrittore austriaco Hugo von Hofmannsthal.
L’opera ottenne subito un successo clamoroso, e dopo la prima viennese di poco successiva, Strauss venne dichiarato “cittadino onorario” di Vienna. Fra i motivi più famosi dell’opera ci sono i valzer. Da un punto di vista rigorosamente logico si tratta di una forzatura, nel Settecento il valzer non era ancora di moda; ma dal punto di vista musicale fu una trovata geniale, cui è dovuta in gran parte il fascino dell’opera. La prima esecuzione in Italia avvenne il 1o marzo 1911 al Teatro alla Scala di Milano sotto la direzione di Tullio Serafin. Si ebbero fischi e contestazioni, perché una parte del pubblico ritenne la parte dei due intriganti Valzacchi e Annina (nomi italiani) offensiva. Perciò Strauss li modificò in Rys-Galla e Zephyra, nomi levantini. Può perciò ancora oggi capitare di trovare nei libretti questi due nomi
Disco 1
Lato 1
N 1 in do diesis minore
N 2 in do diesis minore
Lato 2
N 3 in si bemolle maggiore
N 4 in mi bemolle maggiore
N 5 in mi minore
N 6 in re bemolle maggiore
Disco 2
Lato 3
N 7 in re minore
N 8 in fa diesis minore “Capriccio”
N 9 in mi bemolle maggiore “Carnevale di Pest”
Lato 4
N 10 in mi maggiore “Preludio”
N 11 in la minore
N 12 in do diesis minore
Ervin Laszlo pianista
Scarica qui le rapsodie ungheresi di Liszt
Le 19 rapsodie ungheresi di Franz Liszt sono una composizione per pianoforte in forma libera ispirata ai moti patriottici ungheresi del 1848.
Liszt scrisse questa raccolta di opere tra gli anni 1846-1853 e poi più tardi negli anni 1882-1885, in onore dei moti rivoluzionari del democratico Lajos Kossuth per l’indipendenza dell’Ungheria dall’Austria. Le prime 15 vennero eseguite per la prima volta nel 1853, mentre le altre 4 tra il 1882 e il 1885. In questa composizione Liszt mostra tutta la sua capacità virtuosistica: in esse possiamo notare i contrasti tra modi e sonorità, i periodi di calma e di turbolenza e le forme libere che danno una sorprendente libertà di esposizione dei temi.
Lo stesso compositore adattò l’opera per tre diversi organici: orchestra, due pianoforti e trio.
Le 19 rapsodie N. 1 in Mi maggiore
• N. 2 in Do diesis minore
• N. 3 in Re bemolle minore
• N. 4 in Mi bemolle maggiore
• N. 5 in Mi minore, Héroïde-élégiaque
• N. 6 in Re bemolle maggiore
• N. 7 in Fa minore
• N. 8 in Fa diesis minore (Conte Anton Augusz)
• N. 9 in Mi bemolle maggiore, Pesther Carneval
• N. 10 in Mi maggiore
• N. 11 in La minore (Barone Fery Orczy)
• N. 12 in Do diesis minore (Joseph Joachim)
• N. 13 in La minore (Conte Leo Festetics)
• N. 14 in Fa maggiore (Hans von Bülow)
• N. 15 in La minore, Rákóczy-Marsch
• N. 16 in La minore, Magyar rapszódiá
• N. 17 in Re minore, tirée de l’album de Figaro
• N. 18 in Fa diesis minore, Magyar rapszódiák
• N. 19 in Re minore, d’après les ‘Csárdás nobles’ de Kornél Ábrányi (sr) (1885)
Il Trio
Il trio Alfred Cortot, Jacques Thibaud e Pablo Casals ha per le nuove generazioni un significato quasi leggendario e in Italia, negli anni 1926/29 epoca di queste incisioni e epoca in cui era appena giunta a Milano la Missa Solemnis di Beethoven, un complesso formato dai più prestigiosi nomi del concertismo internazionale era materia gustabile da pochi iniziati e da vecchie signorine che avevano studiato in gioventù il pianoforte (erano rari i giovani nelle sale da concerto), o da qualche allievo di Alfredo Casella che, unico ed isolato, cercava di svincolare la cultura musicale italiana dal suo congenito provincialismo.
Il trio Cortot-Thibaud-Casals si formò nel 1905 e non ebbe praticamente rivali, in quanto non si trattava di tre illustri concertisti che si “mettevano insieme” ma di tre nature di musicisti, splendidi esecutori, ma dai profondi interessi culturali.
Alfred Cortot (1877-1962) allievo di un allievo di Chopin (Descombes) aveva affinato le sue doti interpretative e la sua pratica di interprete come maestro sostituto a Bayreuth, dirigendo nel 1902 a Parigi Tristano e Isotta e Crepuscolo degli Dei e poi numerose opere contemporanee alla Societe des concerts fondata l’anno seguente.
Jaques Thibaud, (1880 morto in un incidente aereo nel 1953) ebbe più severe routine. Diplomatosi a Parigi con il primo premio, per guadagnarsi la vita si accontentò di un posto nell’orchestrina del cafè Rouge ma Colonne lo volle nella sua orchestra e nel 1898 lo presentava in pubblico come solista. Thibaud si affermò rapidamente come uno dei maggiori violinisti del suo tempo.
L’unione di questi musicisti, il loro perfetto accordo musicale e umano, ha dato vita a un complesso che per decenni è stato tra i protagonisti della vita musicale in ogni parte del mondo.
Giampiero Tintori