Bach: Concerti

6599610 Lato A:

 

                Concerto brandeburghese Nr.1 F dur BWV 1046

 

                Lato B:

 

                Concerto brandeburghese Nr.2 F dur BWV 1047

 

                Concerto brandeburghese Nr.3 G dur BWV 1048

 

 

6599611 Lato A:

 

                Concerto brandeburghese Nr.4 G dur BWV 1049            

 

                Concerto brandeburghese Nr.5 D dur BWV 1050

 

                Lato B:

 

                Concerto brandeburghese Nr.5 D dur BWV 1050

 

                Concerto brandeburghese Nr.6 b dur BWV 1051

 

 

6599612 Lato A:

 

                Suite Nr.1 C dur BWV 1066 English Chamber Orchestra

 

                Lato B:

 

                Suite Nr.4 in D dur BWV 1069 English Chamber Orchestra

 

 

6599613 Lato A:

 

                Suite Nr.2 H moll BWV 1067 English Cahmber Orchestra

 

                Lato B:

 

                Suite Nr.3. D dur BWV 1068 English Cahmber Orchestra

 

Scarica qui i concerti di Bach

Johannes Brahms: Concerto per pianoforte e orchestra n.2 in si bemolle maggiore op.83

Alexis Weissenberg pianoforte

Orchestra sinfonica di Torino della radiotelevisione italiana
Direttore Peter Maag

 Lato A

1 allegro non troppo
2 allegro appassionato

 Lato B

3 andante
4 allegretto grazioso

Scarica qui il concerto di Brahms

Johannes Brahms (Amburgo, 7 maggio 1833Vienna, 3 aprile 1897) è stato un compositore, pianista e direttore d’orchestra tedesco. Il critico musicale Eduard Hanslick, contemporaneo del compositore, indicò in Brahms l’antagonista della “musica avvenieristica” wagneriana, ascrivibile a quel filone romantico (al quale appartenevano anche Liszt e Berlioz) che intendeva trasferire nell’opera musicale i tratti letterari e collocava il fatto musicale all’interno di un programma che, affermando l’emancipazione rispetto al rigido impianto formale classico, ricercava una maggiore libertà espressiva.[1]
Il secondo romanticismo musicale tedesco, turbato dal titanismo estremo di Richard Wagner, è invece attraversato da profonda intimità in Brahms, nel quale la severa continuità con la tradizione classica si armonizza con il ricorso ad accenti romantici. La musica brahmsiana, orientata a un vivido sinfonismo e segnata dal sistematico spirito di rivisitazione della struttura compositiva, meditata e sofferta, si accompagna a una tendenza a prediligere la spontaneità dei tratti della musica popolare viennese e ungherese. La trama musicale, adagiata nello spirito di riflessione e ripiegamento, esprime un senso di affettiva profondità e di dolcezza poetica (soprattutto nell’ultima produzione pianistica e sinfonica).[2]
In realtà fu la critica a fare di Brahms un epigono del classicismo, contrapposto a Wagner. Il suo rifiuto dell'”avvenierismo” wagneriano e l’estraneità al teatro musicale ne fecero un esponente di un filone in controtendenza rispetto alle avanguardie. Dal punto di vista della tecnica musicale Bramhs fu tuttavia moderno allo stesso modo dei moderni suoi presunti “concorrenti”. Nella fusione delle tecniche e nella ripetizione di generi il musicista amburghese esprimeva la propria anima decandente, rivolta alla reinterpretazione del passato, ma in forme diverse e innovative

Richard Strauss: Sinfonia delle Alpi

 

 

Sinfonia delle Alpi (Eine Alpensinfonie) (1915)

 

 

Noto soprattutto per i suoi poemi sinfonici e le sue opere liriche, Richard Strauss non era imparentato con gli Strauss viennesi, famosi compositori di valzer.

 

Cresciuto in una famiglia molto musicale, si appassionò di musica soprattutto grazie al padre, cosicché Strauss iniziò a comporre già all’età di sei anni. In seguito ricevette lezioni di composizione dal maestro di cappella Friedrich Wilhelm Meyer, dietro la sua guida o forse da lui ispirati e dopo le prime opere (spesso solo per pianoforte e canto) nacquero i concerti, una grande sonata, un quartetto d’archi, due sinfonie e una serenata per fiati (Op.7). Nel 1882 egli iniziò lo studio all’Università di Monaco ma lo interruppe presto. Nel 1883 fece un viaggiò fra Dresda e Berlino dove strinse contatti importanti, tra cui con il noto direttore della Meininger Hofkapelle, Hans von Bülow. Nel 1885 Bülow assunse Strauss come maestro di cappella del Meininger Hof (dove, fra gli altri, Strauss conobbe Johannes Brahms); quando Bülow poco dopo lasciò l’incarico, Strauss divenne il suo successore fino alla fine della stagione 1885/86. Fino ad allora aveva composto secondo uno stile simile a Brahms o Schumann, il suo orientamento musicale cambiò all’incontro con Alexander Ritter violinista. Questi convinse Strauss a rivolgere la sua attenzione alla musica di Richard Wagner, non prima però di essersi cimentato con poemi sinfonici che traggono qualche idea da Franz Liszt. Il nuovo stile compositivo di Strauss si avverte nella Fantasia per orchestra in quattro movimenti “Aus Italien”; diviene però più evidente nelle successive opere per orchestra, programmatiche e in un solo movimento, chiamate da Strauss Tondichtungen (normalmente tradotto con “Poemi Sinfonici”, anche se il termine più vicino sarebbe “poemi in suono”). Dopo le difficoltà iniziali (del primo poema sinfonico, Macbeth, esistono almeno tre versioni), Strauss trovò il suo stile con Don Juan (1888-89) e soprattutto Tod und Verklärung (1888-90) che lo rese rapidamente celebre, per la vicinanza col Tristano di Wagner, per l’esasperato cromatismo e le pulsioni ritmiche in rallentando che rappresentano il fermarsi del battito cardiaco. Alcuni anni più tardi seguì una seconda serie di poemi sinfonici, fra cui Also sprach Zarathustra (1896), le cui battute iniziali sono state divulgate dal film 2001: Odissea nello spazio[1]. A differenza di Mahler, Strauss pur lanciando messaggi drammatici, punta a un’espressività più cinematografica che culminerà in lavori come il poema sinfonico (l’ultimo) “Sinfonia della Alpi (Eine Alpensinfonie)” del 1915; lo stile di Strauss qui è legato ancora al tardoromanticismo. La Sinfonia delle Alpi è ricordata anche per l’imponente organico orchestrale usato che si avvicina quasi all’orchestra di Mahler.

 

Nel 1887 Strauss iniziò il lavoro alla sua prima opera, Guntram, poco rappresentata sin dal 1894. Feuersnot (1901) ebbe invece un maggior successo. Il vero trionfo internazionale e la fama come compositore operistico gli giunsero con le due opere Salomè (1905) ed Elektra (1909). Strauss, anche in Elektra, non abbandonò mai la tonalità, come fece invece Arnold Schönberg, nello stesso periodo, con i Gurrelieder. Salomè ed Elektra furono anche le prime opere che videro la collaborazione fra Strauss e il poeta Hugo von Hofmannsthal. Anche in seguito i due lavorarono assieme, nonostante Strauss avesse modificato in parte la sua musica, ottenendo grandi successi di pubblico, come con Der Rosenkavalier (1911), opera in tre atti ambientata nel ‘700 ricca di riferimenti erotici, tuttavia meglio accettati dal pubblico rispetto alle precedenti esperienze delle opere Elektra e Salomè che sono le più avanguardiste tra le opere di Strauss e sono classificabili come esempi di teatro orgiastico.[2] Salomè è forse la più nota tra le opere teatrali di Strauss e nonostante il successo raggiunto all’inizio scandalizzò la critica mondiale. Da ricordare, a questo proposito, la rappresentazione del 1907 a New York, che fu ritirata su richiesta della Chiesa per la scena in cui Salome bacia la testa mozza di San Giovanni, seguendo fedelmente il testo di Oscar Wilde su cui l’opera è basata.[3]

 

Fino al 1930 Strauss scrisse ancora numerose opere, ma il suo stile si appiattì, e la grande opera La donna senz’ombra (Die Frau ohne Schatten) marcò il punto finale di una fase drammatico-sperimentale nella sua produzione. Negli anni successivi nascono lavori di costruzione più leggera e in stile classicistico, come Capriccio e Daphne. La sicurezza drammaturgica per il teatro musicale comunque rimane, e quasi tutte le sue opere liriche sono dei successi.[4]

 

                                                                                                                                     

Carl Maria Von Weber

Un lp di Carl Maria von Weber,

Lato a :
Quintet avec Clarinette en si beml majeur op.34
Allegro
 Fantasia (adagio)
 Menuetto capriccioso (presto)
 Rondò (allegro giocoso)

Guy Dangain clarinette
 Trio a cordes de Paris, serge Hurel 2° violon

 Lato b:

Introduction, Theme et Variations pour Clarinette et Quatuor a Cordes
 Adagio
 Allegretto
6 variations
 Allegro assai
Grand duo concertant pour clarinette et paino en si beml majeur op.48
 Allegro con fuoco
 Andante con moto
 Rondò allegro
 Guy Dangain clarinette

Trio a cordes de Paris, serge Hurel 2° violon

Carl Maria von Weber


Carl Maria Friedrich Ernst von Weber (Eutin, 18 novembre 1786Londra, 5 giugno 1826) è stato un compositore, direttore d’orchestra e pianista tedesco.


La musica di Weber, in particolare le sue opere liriche, influenzarono grandemente lo sviluppo della musica romantica in Germania. Compose anche molti lavori per clarinetto, in cui introdusse varie innovazioni. Il suo corpus di musica sacra cattolica era molto popolare nella Germania dell’800. Weber fu anche giornalista musicale ed era interessato alle canzoni popolari, inoltre imparò l’arte della litografia per stampare da solo i propri lavori. Fu uno dei primi compositori ad utilizzare la tecnica del leitmotiv. Le sue opere costituirono l’ispirazione per i lavori giovanili di Richard Wagner, il quale infatti fu sempre un grande estimatore di Weber, di cui promosse la traslazione delle ceneri da Londra a Dresda, nel 1844.


Primi anni


Carl Maria von Weber era il maggiore dei tre figli di Franz Anton von Weber (il quale sembra però non aver avuto alcun diritto di fregiarsi della particella nobiliare von nel cognome), e della sua seconda moglie, Genovefa Brenner, un’attrice. Franz Anton iniziò la sua carriera come ufficiale militare del Ducato di Holstein; in seguito fu direttore musicale di vari teatri, e nel 1787 si trasferì ad Amburgo, dove fondò una compagnia teatrale. La cugina di Weber, Constanze, divenne la moglie di Wolfgang Amadeus Mozart.


Il padre di Weber provvide affinché il figlio avesse un’educazione vasta, la quale tuttavia veniva costantemente interrotta dai continui spostamenti della famiglia.


Nel 1796, Weber continuò il suo studio della musica a Hildburghausen, dove il suo maestro fu l’oboista J. Peter Heuschkel.


Il 13 marzo 1798, la madre di Weber morì di tubercolosi. Quello stesso anno, Weber si trasferì a Salisburgo, per studiare con Michael Haydn, ed in seguito a Monaco, dove fu seguito dal cantante Johann Evangelist Wallishauser, (meglio noto come Valesi), e dall’organista J.N. Kalcher.


Il 1798 vide anche il primo lavoro pubblicato di Weber, sei fughette per pianoforte, pubblicate a Lipsia. Altre composizioni di questo primo periodo, tra cui una Messa e la sua prima opera, Die Macht der Liebe und des Weins (Il potere dell’amore e del vino), sono andate perdute; ma una raccolta di Variazioni per Pianoforte fu in seguito litografata dallo stesso Weber, sotto la guida di Alois Senefelder, inventore del procedimento.


Nel 1800, la famiglia si trasferì a Freiberg, in Sassonia, dove Weber, allora quattordicenne, scrisse un’opera intitolata Das stumme Waldmädchen (La fanciulla muta della foresta), che andò in scena al teatro di Friburgo e, in seguito, a Vienna, Praga e San Pietroburgo.


Weber cominciò inoltre nel 1801 a scrivere articoli di critica musicale per il Leipziger Neue Zeitung.


Sempre nel 1801, i Weber tornarono a Salisburgo, dove Carl riprese i suoi studi con Joseph Haydn, per proseguirli poi a Vienna, con Abbé Vogler (Georg Joseph Vogler), fondatore di tre importanti scuole musicali (a Mannheim, Stoccolma e Darmstadt); un altro famoso allievo di Vogler fu Giacomo Meyerbeer, che divenne un caro amico di Weber.


Nel 1803, l’opera di Weber, Peter Schmoll und seine Nachbarn (Peter Schmoll e i suoi vicini) andò in scena ad Augsburg, e diede a Weber il suo primo successo come compositore popolare.


Successo


Vogler, colpito dall’ovvio talento del suo pupillo, lo raccomandò per il posto di direttore al Teatro dell’Opera di Breslau (1806), e, dal 1807 al 1810, Weber occupò un posto alla corte di Federico II duca di Württemberg[1], a Stoccarda.


Mentre la sua vita privata in questo periodo fu caratterizzata da una certa irrequietezza (lasciò il suo posto a Breslau in un momento di frustrazione e rabbia, in un’occasione venne arrestato per debiti e truffa e espulso da Württemberg, e fu coinvolto in vari scandali), il suo successo come compositore aumentò. Egli scrisse anche musica religiosa, soprattutto di ispirazione cattolica: ciò tuttavia gli guadagnò l’ostilità dei riformatori che propugnavano il ritorno al canto tradizionale nella liturgia.


Nel 1810, Weber visitò parecchie città attraverso la Germania; dal 1813 al 1816 fu direttore dell’Opera di Praga; dal 1816 al 1817 lavorò a Berlino, e dal 1817 fu direttore della prestigiosa Opera di Dresda, impegnandosi duramente per l’affermazione dell’opera tedesca, in contrasto con l’opera italiana che dominava sulla scena musicale europea sin dal XVIII secolo.


Lo straordinario successo della prima dell’opera Der Freischütz (Il franco cacciatore) (18 giugno 1821, Berlino) fece sì che l’opera venisse rappresentata in tutta Europa; rimane oggi l’unica delle sue opere ancora nel normale repertorio.


Le sue variopinte armonie e orchestrazioni, l’uso di temi popolari tratti dalla tradizione musicale dell’Europa centrale, ed il tenebroso libretto “gotico“, che comprende anche l’apparizione notturna del demonio in una foresta, hanno tutti contribuito alla sua grande popolarità e ne fanno un’opera “romantica” per eccellenza.


Nel 1823 Weber compose l’opera Euryanthe, dal libretto mediocre, ma musicalmente molto ricca. Nel 1824 ricevette un invito dalla Covent Garden Opera House, a Londra, per comporre e produrre Oberon, un adattamento della commedia Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare. Weber accettò l’invito e nel 1826 si recò in Inghilterra per concludere il lavoro ed essere presente alla prima del 12 aprile.


Quando arrivò a Londra, Weber soffriva già di tubercolosi, e morì nella città inglese la notte tra il 4 e il 5 giugno 1826, a soli quarant’anni. Fu sepolto a Londra, ma 18 anni dopo i suoi resti vennero trasferiti su iniziativa di Richard Wagner e riseppelliti a Dresda.


Altri lavori di Weber includono due sinfonie, un concertino e due concerti per clarinetto, e un quintetto per clarinetto e archi.


La sua opera incompiuta Die Drei Pintos fu in origine ceduta dalla vedova di Weber a Meyerbeer perché la completasse; fu infine completata da Gustav Mahler, che condusse la prima rappresentazione a Lipsia il 20 gennaio 1888.


Fortuna


Weber fu, oltre a un importante compositore, un grande pianista e direttore d’orchestra. La sua musica per pianoforte è tecnicamente molto difficile, e la sua bravura nella direzione d’orchestra fu innovativa e ineguagliata per quel periodo. Nel corso del XIX secolo, la sua Polacca brillante, l’Invito alla danza, la seconda Sonata per pianoforte e il Konzertstück per pianoforte e orchestra erano frequentemente ascoltati. Liszt suonava spesso musica di Weber e curò edizioni delle sue sonate per piano. Altri ammiratori dell’800 furono Wagner, Meyerbeer e Hector Berlioz.


Sebbene molta della musica per pianoforte di Weber sia ormai sparita dal repertorio, le sue overtures orchestrali, la sua musica per clarinetto e la sua opera Der Freischutz sono regolarmente eseguite.


 




Richard Strauss: Il cavaliere della rosa


Scarica qui Il cavaliere della rosa di R.Strauss

Il cavaliere della rosa (Der Rosenkavalier), commedia per musica in tre atti, è un’opera lirica in lingua tedesca che venne eseguita la prima volta il 26 gennaio 1911 alla Semperoper di Dresda (allora chiamata Königliches Opernhaus). La musica è del compositore tedesco Richard Strauss (op.58), il libretto dello scrittore austriaco Hugo von Hofmannsthal.
L’opera ottenne subito un successo clamoroso, e dopo la prima viennese di poco successiva, Strauss venne dichiarato “cittadino onorario” di Vienna. Fra i motivi più famosi dell’opera ci sono i valzer. Da un punto di vista rigorosamente logico si tratta di una forzatura, nel Settecento il valzer non era ancora di moda; ma dal punto di vista musicale fu una trovata geniale, cui è dovuta in gran parte il fascino dell’opera. La prima esecuzione in Italia avvenne il 1o marzo 1911 al Teatro alla Scala di Milano sotto la direzione di Tullio Serafin. Si ebbero fischi e contestazioni, perché una parte del pubblico ritenne la parte dei due intriganti Valzacchi e Annina (nomi italiani) offensiva. Perciò Strauss li modificò in Rys-Galla e Zephyra, nomi levantini. Può perciò ancora oggi capitare di trovare nei libretti questi due nomi

Commedia per musica (Komòdie fùr Musik) è stata chiamata dall’autore, e poi leggermente modificata per servire da “libretto” per la musica di Richard Strauss. L’azione si svolge a Vienna, verso la metà del XVIII secolo, durante l’impero di Maria Teresa. La marescialla principessa Maria Teresa Werdenberg, il cui consorte si trova lontano in Croazia per una lunga battuta di caccia, si dà agli amori di un giovanissimo cugino, il diciassettenne marchese Ottaviano di Rofrano. La marescialla non è più molto giovane, è ricca, molto bella, molto viziata e anche piena di umorismo, tuttavia, si rende conto con dolore che presto dovrà cedere l’amante a una donna più giovane. La commedia ha inizio con una scena d’amore e di abbandono tra i due, nella camera da letto della marescialla, la quale fa poi entrare, come era moda dell’epoca, i postulanti giunti per assistere alla sua toilette e chiedere contemporaneamente favori e denaro. Ma tra i postulanti si fa largo un altro cugino, l’anziano e vanesio barone Ochs von Lerchenau. All’irrompere di tutta questa gente, lo spiritoso Ottaviano si traveste da servetta e circola indisturbato per la stanza. Il lascivo barone ne è colpito e vorrebbe sedurla, anzi la richiede alla cugina che sorride divertita. Poi il barone spiega le ragioni della visita mattutina: si è fidanzato con la giovanissima e ricchissima Sofia Faninal, appena uscita di convento, e gli occorre un notaio per la stesura del contratto di nozze. Maria Teresa non solo acconsente di buon grado, ma si offre di consigliargli anche un giovane adatto a presentare la richiesta di nozze mediante la tradizionale offerta della rosa d’argento. Come “cavaliere della rosa” la donna propone il giovane parente Ottaviano. Il barone accetta con entusiasmo, pur continuando una serrata corte alla “servetta”. L’atto si chiude con uno sfogo dell’improvvisamente mesta marescialla, la quale confessa al suo Ottaviano di sapere che presto l’abbandonerà per una donna più giovane: è la legge della vita. Ma lui non l’ammette e parte indispettito. Il secondo atto si svolge, sempre a Vienna, nel palazzo del signor di Faninal, la cui figliola Sofia attende con ansia l’arrivo del “cavaliere della rosa”, assistita dalla governante Marianna: Sofia non conosce ancora il futuro sposo, ma è lieta di unirsi a un cos alto personaggio come il barone Lerchenau. Arriva Ottaviano a offrire la rosa d’argento alla ragazza e avviene il classico colpo di fulmine. Così al successivo arrivo del barone, che vorrebbe con maniere brusche imporre la propria seduzione alla ragazza, in un crescendo da classica commedia di costume Ottaviano s’infuria, la ragazza si disgusta, il barone s’intestardisce finchè Ottaviano sguaina la spada e ferisce l’importuno e rozzo futuro sposo. Scena di terrore, ma la ferita è lieve; Ottaviano parte con una promessa di protezione a Sofia, mentre il padre minaccia di chiudere di nuovo in convento la figlia, e il barone si affretta a farsi curare la ferita. Nel terzo atto è inscenata una trappola tesa con tutta cura da Ottaviano al lascivo barone. Egli si traveste di nuovo da servetta e finge di accettare una cena a due col barone in un separè d’una trattoria. Qui si trova anche un letto, molto eloquente indizio delle mire del barone. A un certo momento, nella stanza ha luogo una girandola di personaggi diversi: una finta moglie (con figli) del barone e poi un poliziotto chiamato dalle grida della servetta, il quale istruisce lì per lì un processo contro il malcapitato seduttore. Da ultimo arrivano la marescialla, Sofia e suo padre: la prima, già informata, comprende, perdona e unisce i due giovani, il padre si dichiara d’accordo e, su un abbraccio finale nella penombra, Ottaviano e Sofia si giurano eterno amore. Il pregio di questa, come delle successive “commedie per musica” scritte da Hofmannsthal sta in due qualità fondamentali: la lingua aderentissima all’epoca, mantenuta talora in una lieve forma dialettale che rende deliziosamente il carattere viennese frivolo eppur venato di malinconica saggezza, e poi l’eccezionale evidenza mimica e musicalmente fluida dei personaggi. Hofmannsthal ha trovato qui la più felice concordanza con la musica, anzi la sua prosa preziosa e turgida “si fa” musica e attinge, in tal modo, la sua più autentica dimensione.

Gieseking interpreta Schumann

Lato A:
Concerto in la minore op.54 per pianoforte e orchestra
1 mov Allegro affettuoso – andante espressivo
                Tempo I – Cadenza  – Allegro molto
2 mov Intermezzo (Andantino grazioso)
3 mov Allegro vivace
 Lato B:
Scene infantili. Op.15 (Kinderscenen)
Da paese e uomini stranieri – Storia curiosa – A rincorrersi – Fanciullo che supplica – Quasi felice – Avvenimento importante – Visione – Al camino – Sul cavallo di legno – Quasi troppo serie – Il fanciullo ha paura – Bimbo che s’addormenta – Il poeta parla
Pianista Walter Gieseking
Orchestra Philarmonia di Londra diretta da Herbert Von Karajan
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Franz Liszt Rapsodie Ungheresi

Disco 1

Lato 1
N 1 in do diesis minore
N 2 in do diesis minore

Lato 2
N 3 in si bemolle maggiore
N 4 in mi bemolle maggiore
N 5 in mi minore
N 6 in re bemolle maggiore

Disco 2
Lato 3
N 7 in re minore
N 8 in fa diesis minore “Capriccio”
N 9 in mi bemolle maggiore “Carnevale di Pest”

Lato 4
N 10 in mi maggiore “Preludio”
N 11 in la minore
N 12 in do diesis minore

Ervin Laszlo pianista

Scarica qui le rapsodie ungheresi di Liszt


Le 19 rapsodie ungheresi di Franz Liszt sono una composizione per pianoforte in forma libera ispirata ai moti patriottici ungheresi del 1848.

Liszt scrisse questa raccolta di opere tra gli anni 1846-1853 e poi più tardi negli anni 1882-1885, in onore dei moti rivoluzionari del democratico Lajos Kossuth per l’indipendenza dell’Ungheria dall’Austria. Le prime 15 vennero eseguite per la prima volta nel 1853, mentre le altre 4 tra il 1882 e il 1885. In questa composizione Liszt mostra tutta la sua capacità virtuosistica: in esse possiamo notare i contrasti tra modi e sonorità, i periodi di calma e di turbolenza e le forme libere che danno una sorprendente libertà di esposizione dei temi.

Lo stesso compositore adattò l’opera per tre diversi organici: orchestra, due pianoforti e trio.

Le 19 rapsodie N. 1 in Mi maggiore
• N. 2 in Do diesis minore
• N. 3 in Re bemolle minore
• N. 4 in Mi bemolle maggiore
• N. 5 in Mi minore, Héroïde-élégiaque
• N. 6 in Re bemolle maggiore
• N. 7 in Fa minore
• N. 8 in Fa diesis minore (Conte Anton Augusz)
• N. 9 in Mi bemolle maggiore, Pesther Carneval
• N. 10 in Mi maggiore
• N. 11 in La minore (Barone Fery Orczy)
• N. 12 in Do diesis minore (Joseph Joachim)
• N. 13 in La minore (Conte Leo Festetics)
• N. 14 in Fa maggiore (Hans von Bülow)
• N. 15 in La minore, Rákóczy-Marsch
• N. 16 in La minore, Magyar rapszódiá
• N. 17 in Re minore, tirée de l’album de Figaro
• N. 18 in Fa diesis minore, Magyar rapszódiák
• N. 19 in Re minore, d’après les ‘Csárdás nobles’ de Kornél Ábrányi (sr) (1885)

The Trio

Scarica qui The Trio

 

Il Trio

Il trio Alfred Cortot, Jacques Thibaud e Pablo Casals ha per le nuove generazioni un significato quasi leggendario e in Italia, negli anni 1926/29 epoca di queste incisioni e epoca in cui era appena giunta a Milano la Missa Solemnis di Beethoven, un complesso formato dai più prestigiosi nomi del concertismo internazionale era materia gustabile da pochi iniziati e da vecchie signorine che avevano studiato in gioventù il pianoforte (erano rari i giovani nelle sale da concerto), o da qualche allievo di Alfredo Casella che, unico ed isolato, cercava di svincolare la cultura musicale italiana dal suo congenito provincialismo.

Il trio Cortot-Thibaud-Casals si formò nel 1905 e non ebbe praticamente rivali, in quanto non si trattava di tre illustri concertisti che si “mettevano insieme” ma di tre nature di musicisti, splendidi esecutori, ma dai profondi interessi culturali.

Alfred Cortot (1877-1962) allievo di un allievo di Chopin (Descombes) aveva affinato le sue doti interpretative e la sua pratica di interprete come maestro sostituto a Bayreuth, dirigendo nel 1902 a Parigi Tristano e Isotta e Crepuscolo degli Dei e poi numerose opere contemporanee alla Societe des concerts fondata l’anno seguente.

Jaques Thibaud, (1880 morto in un incidente aereo nel 1953) ebbe più severe routine. Diplomatosi a Parigi con il primo premio, per guadagnarsi la vita si accontentò di un posto nell’orchestrina del cafè Rouge ma Colonne lo volle nella sua orchestra e nel 1898 lo presentava in pubblico come solista. Thibaud si affermò rapidamente come uno dei maggiori violinisti del suo tempo.

Pablo Casals (1876) è il patriarca del violoncellismo e da lui si può far iniziare la storia moderna di questo ramo del concertismo. Anch’egli ricco di interessi artistici, solista illustre ma scevro da ogni forma esibizionistica, fu violoncello in orchestra a Parigi e ai Lamoreux, poi concertista dal 1901, fondatore si una sua orchestra a Barcellona. Abbandonerà civilmente la sua patria dopo l’avvento del franchismo e nel 1950 fondò a Prades nei Pirenei un importante festival musicale.

L’unione di questi musicisti, il loro perfetto accordo musicale e umano, ha dato vita a un complesso che per decenni è stato tra i protagonisti della vita musicale in ogni parte del mondo.

Giampiero Tintori